Massimo Righetto, il ricordo di Matteo Venturini: «Per me è stato un “padre televisivo”»
La scomparsa improvvisa di Massimo Righetto lascia un vuoto nel mondo dell’informazione e dell’emittenza locale veneta. Giornalista, editore, direttore, speaker e conduttore televisivo, Righetto ha attraversato decenni di storia della radio e della televisione del territorio, contribuendo alla crescita di un sistema editoriale nel quale numerosi professionisti hanno avuto l’opportunità di muovere i primi passi.
La sua avventura nel mondo della comunicazione era iniziata molto presto, quando la radio era ancora soprattutto una passione coltivata attraverso il CB e l’attività di radioamatore. Nel 1974 arrivò la prima vera esperienza editoriale, con la nascita di Radio SilverFox. Un anno più tardi, insieme al padre Giuseppe “Bepi” e ai fratelli Sandro, Sondra e Katuscia, prese forma Radio Centrale, destinata poi a diventare Radio Classic FM. Negli anni successivi il percorso proseguì con altre realtà radiofoniche, tra cui Radio Italia Uno, Radio Gemini, Radio Cafè e Radio Stereocittà.
Un’esperienza costruita nel tempo, fino al passaggio alla televisione con Cafè Tv24 e Friuli Tv24. È proprio negli studi televisivi di Cafè Tv24 che Righetto ha incrociato il percorso professionale di numerosi giornalisti e conduttori, offrendo loro uno spazio nel quale sperimentarsi e confrontarsi con il mezzo televisivo.
Tra questi c’è Matteo Venturini, direttore de “Il Veneto”, che ha lavorato al suo fianco come giornalista e conduttore televisivo. Il suo è il ricordo di un rapporto professionale diventato, nel tempo, anche umano.
«Massimo per me e per molti colleghi giornalisti è stato un punto di riferimento, un faro che ci ha dato la direzione giusta, quella dell’onestà intellettuale, delle buone maniere e dell’etica in ambito professionale», racconta Venturini.
Un riconoscimento che va oltre il ruolo di editore e direttore. Nel percorso di Venturini, infatti, Righetto ha rappresentato una figura capace di dare fiducia e di concedere spazio a chi aveva qualcosa da raccontare.
«Nel mio caso è stato come un “padre televisivo” – prosegue Venturini –. Ha apprezzato i miei format e mi ha permesso di mettermi alla prova in un media che conoscevo ancora poco. Non smetterò mai di ringraziarlo».
È anche attraverso queste testimonianze che emerge una delle caratteristiche più significative dell’esperienza di Righetto: la capacità di mettere in relazione comunicazione e persone, valorizzando idee, professionalità e nuovi talenti. La sua attività non si è limitata alla gestione imprenditoriale delle emittenti, ma ha attraversato la conduzione radiofonica e televisiva, il giornalismo e la costruzione di opportunità per chi si affacciava al mondo dei media.
Nel corso della sua carriera gli è stato conferito anche il titolo di Cavaliere della Repubblica, a riconoscimento di un lungo impegno professionale e della sua attività nel campo della comunicazione.
Ora, proprio per mantenere vivo il suo ricordo e trasformarlo in un’opportunità per le nuove generazioni, Venturini propone un’iniziativa concreta: «Il mio suggerimento è di istituire un premio a nome suo per la valorizzazione dei giovani giornalisti che si approcciano al mondo televisivo e radiofonico, in modo da non dimenticarlo negli anni a venire».
Un premio dedicato a chi, come tanti professionisti prima di loro, si affaccia alla radio e alla televisione con entusiasmo, curiosità e voglia di imparare. Un modo per fare in modo che il nome di Massimo Righetto possa continuare a essere legato non soltanto alla storia dell’emittenza veneta, ma anche al futuro di chi sceglierà di raccontarla.
La sua eredità professionale, infatti, passa anche attraverso le persone alle quali ha dato fiducia, gli studi nei quali ha lavorato e le tante esperienze nate lungo un percorso cominciato oltre cinquant’anni fa. La sua voce si è spenta, ma ciò che ha contribuito a costruire nel mondo della comunicazione continua a vivere attraverso chi ha avuto la possibilità di lavorare con lui.
Albano Faggin
