Il fiume segreto di un genio ineffabile: Walter Fasano racconta Nino Rota
Nel denso panorama del cinema documentario contemporaneo, Nino di Walter Fasano non si limita a ricostruire la vita e l’opera di Nino Rota: ne orchestra un’evocazione. Piuttosto che cedere alla tentazione della classica biografia polverosa o del resoconto didascalico, Fasano compone un ritratto d’artista ineffabile, svincolato dai canoni del biografismo tradizionale, leggero e profondo come le architetture sonore che pretende di raccontare. L’ossatura del film rivela fin dai primi minuti la natura profonda e la genesi del suo autore.
Fasano, uno dei montatori più incisivi e raffinati del nostro panorama audiovisivo, applica alla regia uno sguardo che nasce direttamente dal respiro della sala di montaggio. Questa prioritaria “visione d’insieme” non è un mero strumento tecnico, ma una vera e propria postura poetica: la capacità di dominare la totalità dell’opera, di mantenere la rotta tra la massa fluttuante di repertorio, immagini e testimonianze, per restituire una struttura fluida, organica e mai frammentata.
È proprio in questa fluidità che il documentario trova la sua metafora più riuscita. L’esplorazione dell’universo di Rota non procede per schedature o tappe forzate, ma segue il corso di un’esplorazione viva.
Studiare Rota, per Fasano, ha la forza dinamica di una scoperta continua: è come avvicinarsi a un fiume, tuffarvisi dentro, lasciarsi trasportare dalla corrente, uscire a prendere fiato sulla sponda e poi rientrarvi da un punto diverso. Ogni immersione svela un brano sconosciuto, una risonanza dimenticata o una nuova sfumatura di quelle opere già impresse nell’immaginario collettivo.
Tra le pieghe del racconto, il film affronta con freschezza anche i capisaldi del mito, a partire dal lavoro monumentale per Il Padrino. Fasano ne seziona la genesi soffermandosi sull’incipit e sulla struttura iniziale, catturando la capacità di Rota di trasfigurare una storia di poteri e ombre in un requiem nostalgico e universale.
A sorreggere questo mosaico interviene una partitura di voci eterogenee: personalità illustri del cinema e della musica che Fasano ha saputo coinvolgere con pazienza e devozione dalle adesioni immediate a quelle maturate con il tempo, il tutto amalgamato dalla presenza vocale di Sting, la cui narrazione dona al film un’allure internazionale e quasi fiabesca.
Incontrando Walter Fasano in sede di conversazione, emerge con chiarezza come il film sia lo specchio fedele del suo autore. La straordinaria cordialità e la generosa esaustività con cui risponde a ogni sollecitudine rivelano una passione autentica, del tutto priva di pose intellettualistiche. La sua è una devozione artigianale che ascolta prima di raccontare.
Nino rinuncia deliberatamente a catturare l’inafferrabile, preferendo lasciarlo risuonare. Ci ricorda che certi geni non appartengono alla rigidità di una cronologia, ma alla trasparenza dell’aria: non si possono trattenere, si possono solo ascoltare mentre continuano a scorrere, eternamente vivi, nel fiume della nostra memoria.
Messua Mazzetto
