Venice Immersive a Venezia 83: Il Futuro del Storytelling sull’Isola del Lazzaretto Vecchio
Il viaggio verso Venice Immersive comincia sempre con una breve traversata in laguna, ma una volta sbarcati sull’Isola del Lazzaretto Vecchio ci si ritrova catapultati direttamente nel futuro del cinema e delle tecnologie multimediali.
Anche quest’anno l’organizzazione della sezione Immersiva dell’83ª Mostra del Cinema si è confermata impeccabile: un polo perfettamente allestito, fluido nei flussi e capace di valorizzare le frontiere più avanzate della realtà virtuale e aumentata. Di seguito, il racconto delle esperienze più rilevanti che ho avuto modo di provare in questo straordinario viaggio sensoriale.
Bowie: Unseen | Unheard
L’installazione dedicata al Duca Bianco (Bowie: Unseen | Unheard) propone un viaggio visivo e sonoro di 25 minuti basato sugli oltre 800 scatti d’archivio realizzati dal celebre fotografo Denis O’Regan, arricchiti dalle musiche di Mike Garson e da un sofisticato audio spaziale firmato L-Acoustics.
- Il progetto: L’impatto complessivo è straordinario. L’unione tra il montaggio fotografico in alta definizione e l’architettura sonora permette di “abitare” letteralmente la storia di Bowie.
- La nota tecnica: L’unica criticità riguarda l’allestimento della sala: gli schermi laterali sono posizionati un po’ troppo vicini alle sedie, costringendo a continui movimenti del capo che possono risultare leggermente scomodi durante la fruizione. Nonostante questo piccolo limite logistico, il risultato finale resta un’opera di memoria fotografica e sonora di immenso fascino.
Smithsonian Starstruck: An Immersive Experience
Realizzato da Fever in collaborazione con lo Smithsonian Astrophysical Observatory, Smithsonian Starstruck porta la divulgazione spaziale a livelli mai visti prima.
- I dati e la tecnologia: Il progetto ricostruisce in 3D dati astrofisici reali catturati dai telescopi Hubble e James Webb, permettendo al visitatore di muoversi nello spazio in scala reale.
- L’esperienza: Un’esperienza travolgente e completamente immersiva in ogni singolo dettaglio. Non si tratta di osservare il cosmo su uno schermo, ma di camminare tra le galassie, assistere alla nascita e alla morte delle stelle e sfiorare l’orizzonte degli eventi di un buco nero. La cura del dettaglio rende il viaggio scientificamente rigoroso ed emotivamente spiazzante.
La nuova frontiera degli Occhiali XR: Nevatars e Galápagos
La vera rivoluzione tecnologica dell’edizione ha riguardato le esperienze fruite senza i classici visori chiusi, ma attraverso la nuova generazione di occhiali leggeri per la Realtà Estesa (XR).
- I titoli: Tra questi spiccano Nevatars (diretto da Andy Serkis e Josh Nelson Youssef) e Galápagos: The Last Eden (narrato nella versione originale da Margot Robbie).
- L’efficacia hardware: Questa nuova tecnologia a occhiali si dimostra incredibilmente efficace. Catapultano l’utente direttamente al centro dell’azione lasciando al contempo la percezione dello spazio circostante: che si tratti di esplorare l’ecosistema delle Galápagos o di interagire con avatar digitali, la sensazione di presenza corporea è immediata, leggera e priva dell’isolamento tipico dei visori tradizionali.
Tomori
Tra le opere orientali in concorso, la produzione giapponese Tomori si attesta come una delle gemme visive più delicate e poetiche dell’intera selezione.
- L’allestimento e l’estetica: L’installazione fisica accoglie lo spettatore in uno spazio intimo caratterizzato da una soffice moquette bianca e da eleganti finestrelle che introducono al mondo del sogno e dell’ipnosi descritto nell’opera.
- La narrazione: Il contrasto tra l’allestimento minimalista reale e la dimensione surreale della memoria della protagonista Shizuku crea un cortocircuito poetico ed elegante, confermando la maestria giapponese nel fondere architettura dello spazio ed empatia digitale.
IN CONCLUSIONE
La bellezza di Venice Immersive risiede proprio in questa sua duplice anima: essere una vetrina d’avanguardia per le tecnologie del domani e, contemporaneamente, un laboratorio narrativo dove la tecnica resta sempre al servizio dell’emozione umana.
Lasciare il Lazzaretto Vecchio al tramonto significa consapevolezza che il confine tra spettatore e opera non è più una linea rigida, ma un territorio aperto, tutto ancora da esplorare.
Messua Mazzetto
