L’Eterna Grazia di Ellen Burstyn
Ci sono momenti nel giornalismo cinematografico in cui la cronaca cede il passo all’incanto, e la sala diventa il tempio di un’emozione pura, condivisa e indimenticabile. Assistere al conferimento del Leone d’Oro alla carriera a Ellen Burstyn, nell’ambito dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è stato esattamente questo: una lezione di arte, dignità e vita.
Quando l’attrice è salita sul palco della Sala Grande del Palazzo del Cinema, un lungo e commosso applauso ha travolto l’atmosfera. L’emozione negli occhi della Burstyn era tangibile, autentica, ma a colpire di più è stata quella sua straordinaria, magnetica presenza. A 93 anni, Ellen Burstyn mostra una lucidità mentale e una vivacità intellettuale da fare invidia, confermando che la passione per il grande schermo è il più potente degli elisir di giovinezza.
L’Istinto, l’Actor’s Studio e il Metodo di Lee Strasberg
Nel suo toccante discorso di ringraziamento, la Burstyn non si è limitata a snocciolare una serie di ringraziamenti formali, ma ha spalancato le porte della sua memoria, ripercorrendo i passaggi chiave di una carriera irripetibile. Con voce ferma e ricca di sfumature, ha sottolineato come l’unico vero faro della sua vita artistica sia sempre stato l’istinto: la capacità di scegliere ruoli complessi, talvolta persino rischiosi, senza mai piegarsi alle logiche del puro intrattenimento commerciale.
Il cuore del suo intervento è stato un sentito e profondo omaggio agli anni di formazione e, in particolare, al lavoro svolto all’Actor’s Studio di New York sotto la guida illuminata di Lee Strasberg. Ellen ha rievocato l’impatto devastante e al contempo liberatorio del Metodo, spiegando come lo studio della verità emotiva e la ricerca dentro le pieghe più intime dell’animo umano abbiano formato la struttura di ogni sua interpretazione. Strasberg non le ha insegnato soltanto a recitare, ma le ha consegnato la chiave per abitare i personaggi con assoluta autenticità.
La Marilyn di Flesh Impact
La grandezza di Ellen Burstyn risiede nella sua incessante fame di sperimentazione, una curiosità che non accenna a spegnersi. Tra le opere presentate in questa edizione del festival, ho avuto la fortuna di assistere alla proiezione del suo cortometraggio Flesh Impact. In questo lavoro breve ma fulminante, l’attrice regala un’interpretazione magistrale e fuori dagli schemi nei panni di un’inconsueta, stravagante e straniante Marilyn Monroe.
È una prova d’attrice di rara brillantezza: lontana dai cliché e dagli stereotipi che spesso accompagnano il mito di Marilyn, la Burstyn riesce a restituirne la vulnerabilità e l’eccentricità con una freschezza interpretativa che spiazza e incanta.
Vedere un’icona del cinema mondiale mettersi ancora in gioco in un corto e stravolgere con tale disinvoltura una figura così classica è la prova vivente del suo spirito eternamente giovane.
Place to Be: La Complicità sul Set con Taika Waititi
Il festival è stato anche l’occasione per scoprire il suo ultimo progetto, Place to Be, commedia brillante e sofisticata che la vede recitare al fianco di un incontenibile Taika Waititi. Durante la conferenza stampa di ieri, ho avuto il privilegio di rivolgere direttamente una domanda a lei e a Taika, chiedendo di raccontare quali fossero state le scene più divertenti da girare sul set.
La risposta ha dato vita a un siparietto esilarante che ha svelato l’intesa tra i due attori. Taika Waititi ha ricordato con la sua consueta ironia surreale le complicatissime riprese girate insieme al piccione, tra imprevisti e improvvisazioni imprevedibili. Ellen Burstyn, scoppiando in una risata contagiosa, ha invece raccontato di come si sia divertita immensamente a girare la sequenza in cui sorprende il personaggio di Taika intendo a scorrere distrattamente le foto di altre donne sullo smartphone; una scena in cui il suo personaggio ne approfitta per propinargli improvvisamente un arguto, inatteso e tagliente monologo sul proprio matrimonio. La complicità sul set è emersa in ogni parola, testimoniando la capacità della Burstyn di duettare con attori di generazioni e stili comici apparentemente lontanissimi dal suo.
Una Chiusura Spettacolare: Il Fuoco Inestinguibile del Cinema
Mentre le luci della Sala Grande si spegnevano e il Lido salutava una delle sue più grandi regine, è rimasta nell’aria la sensazione di aver assistito a qualcosa che trascende la semplice premiazione cinematografica.
Ellen Burstyn non è soltanto una leggenda vivente, un monumento alla storia della settima arte o una sopravvissuta dell’epoca d’oro di Hollywood.
Ellen Burstyn è il cinema stesso nella sua forma più pura: una fiamma ardente che non teme lo scorrere del tempo, un’anima libera che continua a cercare la verità attraverso la finzione della recitazione. Il suo Leone d’Oro non celebra un glorioso passato da consegnare agli archivi, ma illumina un presente ancora straordinariamente vivo.
Con uno sguardo limpido, un’ironia travolgente e una grazia senza tempo, Ellen Burstyn ci ha ricordato che finché ci sarà la passione di raccontare storie, l’arte non invecchierà mai.
Messua Mazzetto
