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Anatomia della Storia: Sergei Loznitsa e lo sguardo senza retorica di Imperium

Nel panorama del documentario contemporaneo, Sergei Loznitsa occupa da sempre una posizione di isolata lucidità. Il suo è un cinema che non cerca mai la scorciatoia emotiva, rifiuta la didascalia pedagogica e si affida alla potenza brutale, quasi sacrale, dell’immagine. Con Imperium, presentato all’83esima Mostra del Cinema di Venezia, il regista ucraino firma un’altra opera dal valore formale e storiografico ineccepibile, confermandosi tra i pochissimi autori capaci di trasformare la materia d’archivio in un dispositivo d’indagine filosofica sul presente.

Al centro di questo imponente lavoro lungo tre ore vi è una ricerca metodica, dai tratti quasi archeologici. Loznitsa ha recuperato e assemblato preziosi filmati girati tra il 1970 e il 1973 da una troupe di documentaristi italiani guidati dall’antropologo Diego Carpitella. Attraverso lo sguardo di quegli operatori stranieri — un’ottica monda dai vizi della propaganda sovietica di regime — il film attraversa le sconfinate periferie dell’impero brezneviano, muovendosi tra volti, etnie, riti quotidiani e festività ufficiali.

La trama non risponde ai canoni della finzione tradizionale, ma si dipana organicamente dalla pura sostanza Visiva: una drammaturgia dell’archivio dove il montaggio di Loznitsa crea un ritmo ipnotico, capace di far affiorare lo scollamento stridente tra l’utopia ideologica e la realtà materiale della vita comunista.

La lezione della roundtable:

la memoria, l’individuo e la geopolitica

In occasione della roundtable a cui ho avuto il piacere di prendere parte, Loznitsa si è mostrato esattamente per come traspare dalle sue opere: chirurgico, privo di concessioni alla retorica, dotato di una precisione intellettuale che lascia poco spazio all’improvvisazione. Nelle sue risposte, sempre lapidarie e mirate, la visione artistica sfuma continuamente nell’analisi politica.

Il regista ha raccontato con grande entusiasmo l’emozione provata nel momento in cui si è imbattuto per la prima volta in queste pellicole dimenticate. Ha definito la scoperta di questi filmati d’epoca un vero e proprio “ritrovamento di tesori”. Tuttavia, per Loznitsa lavorarli e riportarli alla luce non è un semplice esercizio di nostalgia antiquaria, ma un atto di responsabilità: è solo attraverso lo studio denudato del passato che è possibile forgiare uno strumento analitico efficace per interpretare le fratture del presente. Il sonoro stesso diventa anche parte della drammaturgia per immergere appieno lo spettatore nella dimensione.

Sollecitato immancabilmente sulle tensioni del drammatico conflitto russo-ucraino, il regista ha espresso considerazioni che tagliano a filo di rasoio il dibattito odierno. Ha tenuto a precisare fermamente come non sia ammissibile giudicare o condannare un individuo basandosi unicamente sulla sua appartenenza nazionale, invitando a rifuggire ogni forma di manicheismo o stigmatizzazione etnica.

Con la consueta disillusione dell’analista storico, ha poi sottolineato la natura profondamente stratificata e complessa della guerra in atto, evidenziando come ci si trovi di fronte a una congiuntura geopolitica drammatica che non potrà trovare risoluzioni facili, veloci o semplificate.

Oltre la superficie dell’immagine

 

Imperium si inserisce così nel solco della grandissima saggistica cinematografica. Non ci sono voci fuori campo a guidare lo spettatore, né facili morali a consolarlo. Loznitsa si fida del pubblico e presuppone un atto di visione attivo: osserva l’Impero nel suo momento di massima apparentemente immobile stasi per mostrarci, in controluce, i germi della sua ineluttabile disgregazione.

Ed è proprio in questa apparente impassibilità che risiede la grandezza del suo metodo. Loznitsa non alza mai la voce, non si concede la comodità degli slogan e non cerca il placet dell’attualità più spicciola. Ci consegna invece la spietata bellezza di un archivio riportato in vita, ricordandoci che comprendere la Storia richiede il coraggio di guardarla per quello che è stata, senza filtri e senza assoluzioni preventive.

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