L’agricoltura del futuro con l’ausilio dell’intelligenza artificiale
Spaccare una pannocchia tra le mani e trovare una granella uniforme e compatta è il punto di arrivo di un percorso lungo mesi. Prima di quel gesto ci sono scelte e incognite che accompagnano ogni stagione agricola: piogge che non arrivano, ondate di calore improvvise, malattie e parassiti. L’agricoltura vive da sempre in equilibrio tra ciò che l’uomo può pianificare e ciò che la natura decide. Oggi, però, strumenti capaci di prevedere e simulare scenari futuri stanno cambiando questo rapporto.
Se l’innovazione agricola ha radici lontane, l’intelligenza artificiale sta aprendo una fase del tutto nuova. Una trasformazione che riguarda anche il mais, la coltura più diffusa al mondo. «Quando un agricoltore acquista una semente deve poter contare su una produzione abbondante e di qualità», ha spiegato Jean-Luc Pellet, genetista e Responsabile di Prodotto nel Centro di Ricerca e Sviluppo di Bayer Crop Science a Olmeneta, dove nascono gli ibridi destinati ai campi del Mediterraneo.
Nel 2019 la produzione mondiale di mais ha sfiorato 1.100 milioni di tonnellate, davanti a grano e riso. «Ogni anno sviluppiamo nuovi semi capaci di adattarsi a terreni, latitudini e condizioni climatiche sempre più variabili», continua Pellet.
L’incrocio tra linee parentali diverse è una pratica consolidata, ma oggi questo lavoro avviene anche grazie ai sistemi di calcolo avanzati. «Raccogliamo enormi quantità di dati genetici dalle piante e li forniamo all’intelligenza artificiale», spiega Pellet. «L’IA simula milioni di combinazioni possibili e ci aiuta a disegnare nuovi ibridi».
Incrociando virtualmente una linea A con una linea B, l’algoritmo può prevedere la nascita di una linea C e stimarne la resa. Ma la produttività è solo uno degli elementi valutati. Ogni seme deve concentrare in equilibrio molte caratteristiche.
«Consideriamo anche la forza della pianta, cioè la capacità di resistere a eventi climatici estremi», chiarisce Pellet, «e la sanità della granella, fondamentale per contrastare i funghi responsabili delle aflatossine». Centrale è anche la sostenibilità: nuovi ibridi richiedono meno fertilizzanti azotati e mantengono una produzione attiva fino alle ultime fasi del ciclo vegetativo.
Prima di arrivare nei campi, questi ibridi vengono testati in un “gemello digitale”, un modello che simula oltre 50 tipologie di suolo in Paesi e latitudini diverse, integrando anche i dati climatici. «Così costruiamo un’offerta di sementi geneticamente diversificata, in grado di rispondere alle esigenze di agricoltori molto diversi tra loro», aggiunge Pellet.
La ricerca non riguarda però solo la genetica. Malattie, infestanti e parassiti restano una minaccia costante. L’obiettivo è sviluppare trattamenti sempre più selettivi, capaci di colpire il bersaglio riducendo l’impatto ambientale.
«Utilizziamo l’intelligenza artificiale per progettare molecole con una precisione e una sostenibilità senza precedenti», spiega Rachel Rama, Head of Small Molecules di Bayer Crop Science. «L’IA analizza miliardi di combinazioni molecolari virtuali e prevede quali si legheranno alla proteina di un determinato parassita». Solo le soluzioni più promettenti arrivano alla fase di test reali.
Il primo risultato concreto sarà un nuovo erbicida, atteso per il 2028, basato su una modalità d’azione inedita per il controllo delle infestanti nelle colture estensive, la prima nuova introduzione degli ultimi trent’anni. «Lo stesso approccio è già utilizzato per sviluppare nuovi fungicidi e insetticidi», conclude Rama.
In un contesto agricolo sempre più complesso, anche le decisioni quotidiane sono diventate più difficili. Per questo stanno nascendo assistenti digitali basati sull’intelligenza artificiale. «Si tratta di modelli linguistici specializzati, addestrati su grandi quantità di dati agronomici», spiega Robson Monastier, Global Agronomic Digital Innovation Lead di Bayer Crop Science. «È possibile chiedere quale ibrido sia più adatto a un determinato terreno o come gestire malattie e infestazioni».
In pochi secondi, questi sistemi analizzano migliaia di documenti tecnici e risultati di sperimentazioni, restituendo risposte basate su evidenze concrete.
L’intelligenza artificiale non sostituisce l’esperienza dell’agricoltore, ma la affianca. Diventa un alleato silenzioso, capace di apprendere da milioni di casi, con un obiettivo che resta invariato: fare in modo che ogni seme abbia le migliori condizioni per diventare cibo sicuro, abbondante e coltivato in modo sempre più sostenibile.
Matteo Venturini
