EsclusivaIlgiornalediPersone

Intervista al dott. Carlo Gaiani, medico di famiglia di Albignasego da pochi giorni in pensione per raggiunti limiti di età

Dott. Carlo, lo scorso 24 marzo ha compiuto settant’anni e contemporaneamente ha segnato l’inizio del suo pensionamento, certamente con un pizzico di malinconia, visti i numerosi ringraziamenti ricevuti sui social. Ma ci racconti com’è iniziata questa avventura

Mi sono laureato a Padova nel 1976, allievo del prof. Zanesco direttore del centro leucemie infantili, avevo conseguito la specializzazione in cardiologia all’inizio degli anni ‘80 presso la scuola diretta dal prof. Sergio Dalla Volta. La mia vocazione però era sempre stata la medicina di famiglia.

Per questo motivo  appena vi è stata l’opportunità favorita dalla legge 833 che sanciva il diritto  alle cure per tutti i cittadini indipendentemente dal ceto sociale e dal tipo di lavoro, ho aperto a 28 anni nell’aprile del ‘79  il mio ambulatorio vicino alla farmacia Montagna,  nel  centro del paese nell’ex ambulatorio  del dr Zambelli che era stato medico condotto durante la seconda guerra mondiale e nei primi anni post bellici.
A lui negli anni cinquanta era succeduto come condotto il dr Carlo Poggi.

Albignasego ha avuto diverse figure di medici che rimarranno nella storia proprio come lei…

Il paese di Albignasego in quel periodo  ebbe una crescita demografica enorme per cui arrivarono altri medici che ho il piacere di ricordare in quanto furono per me colleghi molto corretti ed esemplari nella professione. Cito i dottori  Medici, Silvio Simonato, Isaia, Berdj Boulgarian, e Roberto Abrahamson.

E sicuramente, rispetto ai primi anni di attività, oltre alla crescita del “paese” oggi divenuto “Città” qualcosa è cambiato.

Dall’inizio degli anni ‘80 al 2021 il nostro lavoro si è costantemente modificato in meglio per certi aspetti. L’informatica  ci ha permesso di utilizzare cartelle cliniche elettroniche, di stampare ricette e da un paio d’anni di mandare le prescrizioni direttamente nelle farmacie riducendo i tempi di attesa negli ambulatori. All’inizio credevamo che il computer ci desse una mano a svolgere piu’ velocemente il nostro lavoro, perche’ si stampavano le ricette con i vari codici.  Niente di più  sbagliato. Il computer è una macchina infernale  che ha fame di dati che  dobbiamo mettere dentro noi  uno ad uno e questo è  molto dispendioso in termini di tempo. La qualita’ del lavoro però migliora  moltissimo. In un attimo possiamo vedere la storia del paziente e monitorare nel dettaglio ogni singolo  aspetto.
Questa evoluzione e l’incremento del lavoro legato alla medicalizzazione  che si sta verificando negli ultimi anni ha portato alla necessita’ di organizzare la medicina del territorio istituendo le medicine di gruppo.

Finchè non c’è stata una vera e propria rivoluzione..

Esatto! Fino al 2019 ho lavorato sempre da solo ma negli ultimi anni il carico burocratico era  diventato insostenibile per cui ho benedetto tutte le iniziative che hanno portato, Sindaco in testa, alla apertura della medicina di gruppo di Albignasego di via Marco da Cles dove ho esercitato negli utimi 16 mesi. Per i primi tre mesi siamo andati bene. Riuscivo finalmente a rincasare alla  sera e  a cenare in ore decenti con la mia famiglia. Ma a marzo 2020 la pandemia di Covid ha stravolto le vite e il lavoro di tutti compreso il nostro.

Immagino non si a stato facile, uno stravolgimento del genere non era nemmeno lontanamente prevedibile

Abbiamo dovuto nuovamente cambiare modalità operative. Visitare le persone per telefono non è cosa facile. Non potevamo avvicinare i pazienti  con febbre e sospetto di Covid.  I nostri collaboratori sono stati eccezionali nell’organizzare le visite e garantire  un minimo di sala d’attesa, avvicinando le persone alla finestra. Noi temevamo per la nostra stessa vita, come tutte le persone che reputiamo intelligenti. Temevamo anche che ammalandoci avremmo creato grandi disagi ai colleghi già carichi  di impegni.  Grazie al cielo con questo sistema nessuno di noi  finora  si è ammalato e io sono arrivato in piedi alla fine della mia carriera.  Sono triste perche’ ho perso due amici cari a causa del Covid nella seconda ondata e un terzo è stato ricoverato per tre mesi e mezzo nella prima e ne è uscito vivo ma con danni irreparabili al sistema motorio. Un quarto è attualmente in rianimazione e speriamo che ne esca presto e guarito. Quanta amarezza.

Almeno rimane la soddisfazione nell’aver ricevuto tanti complimenti e soprattutto un regalo inaspettato dai pazienti più vicini. Quindi anche noi de “Il Giornale di Albignasego” le auguriamo una serena e felice pensione, in modo che possa dedicarsi da oggi alle sue passioni.

Grazie infinite e grazie ancora a tutte le persone che hanno speso un pensiero per me. Grazie davvero!

 

Matteo Venturini

Il Veneto
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.