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ALBIGNASEGO NELLA STORIA: i proprietari terrieri ed il paesaggio agragio dei primi anni del Novecento

Riprendiamo il nostro appuntamento con la storia di Albignasego da dove lo avevamo lasciato. Nello scorso contributo siamo riusciti a ricostruire la storia di alcune vie della nostra Città, oggi invece scopriremo la suddivisione delle proprietà terriere nei primi anni del secolo scorso, ma anche delle precedenti lottizzazioni, a chi appartenevano e come venivano sfruttate.

Purtroppo non abbiamo notizie certe sugli scritti del giornalista tedesco Otto Jules Bierbaum, che attraversando Albignasego nel 1902 – ed altre città venete – a bordo della sua automobile ha poi documentato il tutto nel giornale “Berliner Lokal Auzeiger”. Sta di fatto che il Prefetto di Padova, nei primi mesi dello stesso anno ed in previsione della visita del giornalista, si premunì di invitare il Sindaco di allora ad adottare tutte le “disposizioni conformi” per evitare una figura poco consona con la stampa tedesca.
Vista l’assenza di mappe catastali comunali e di documentazione adeguata dei primi anni del Novecento (il nuovo catasto venne istituito a Padova solo ad inizio del 1903) è possibile ricostrire qualche dato risalendo a poche note del paesaggio agrario attraverso XXIV fogli del Catasto italiano del 1892. Nonostante queste informazioni siano accompagnate da scarse fonti d’archivio locale  non è possibile definire quali fossero le scelte agrarie applicate ai terreni del nostro territorio.

E per scelte non intendiamo solamente l’impiego di determinate colture piuttosto che altre, ma anche la precisa suddivisione delle proprietà, delle rese, dei contratti agrari e delle modalità sui pagamenti agricoli. Sono ignoti anche i valori degli immobili, dei casoni, delle ville padronali oltre alle varie forme di insediamento che si differenziavano tra popolazione agglomerata e sparsa.
A completare questa incertezza si aggiungono le coltivazioni prevalenti (non è possibile stabilire con dati certi quali fossero le culture più commercializzate in zona), le tempistiche di riposo per i lotti incolti (seppur molto marginali rispetto a quelle effettivamente all’attivo), la conformazione e l’utilizzo di fossati e canali di scolo, le vie consortili e di intramezzo tra le varie proprietà e così via.

Una sola considerazione quasi certa è quella relativa alle coltivazioni nel periodo precedente all’Ottocento. Da alcuni testi antichi si può evincere che tutta la zona a sud di Padova – comprensiva anche del nostro territorio comunale – e nei periodi dal ‘400 in avanti, si prediligeva la coltivazione in aratura oltre all’agricoltura arborea da pascolo a scapito di edificazione edilizia e allevamento di bestiame, troppo impegnativi per la popolazione a livello economico.
Negli anni precedenti allo scorso secolo si sono avvicendati diversi proprietari terrieri ad iniziare dalla famiglia degli Obizzi oltre a quella dei Lion per poi interessare anche i Dondi Dall’Orologio, i Da Zara, i Dotto, i Benedetti, gli Zabarella, i Bragadin, i Da Lazara, i Da Sala, i Cittadella, i Mantova, i Dal Verme ed infine la famiglia dei Negri.

Nei mappali del Castasto Austriaco (1875), nei carteggiamenti relativi al Catasto italiano del 1892 ed infine nei documenti inerenti alla Carta d’Italia dell’Istituto geografico militare (1890, aggiornato poi nel 1910) è possibile constatare che ad Albignasego gran parte del territorio era interessato ad utilizzo rurale con indirizzo monotematico delle colture; molte strade campestri, spesso allagate nonostante i numerosi canali di scolo, univano case sparse al centro ed alle frazioni di Lion, Cazzego, Roncon, Mandriola, Bugazzi e Carpanedo.
Nei vent’anni precedenti al 1910 non si vedono grandi cambiamenti nelle strade, ed i canali principali – Battaglia e lo scolo Boracchia – non subiscono variazioni; è possibile denotare due peschiere, una di proprietà Salom, l’altro di Sambonifacio.

Mandriola presentava due fornaci ed una fabbrica di mattoni appartenenti a Cassis, diversi terreni attribuiti a Salom, Da Zara, Castellani e Sambonifacio (quest’ultimo con annessa anche la Villa ed il Ponte della Cagna).
Roncon vede altre proprietà dei Salom insieme a quelle dei Pasqualigo e dei Piovanello.
Le famiglie che invece interessano il centro comunale di Albignasego appartenevano a Panella, Miari, Moschin, Voltan, Morpurgo, Zaggia e ancora una volta Salom; tra le costruzioni ben identificabili si possono riconoscere villa Papadopoli, villa Pesaro, l’oratorio dei Ferri, villa Osti, il Ponte della Fabbrica oltre alle varie boarie tra le quali quella Tosi e quella Merlo.

Chiude il cerchio Lion che è quasi del tutto interessata alle proprietà della famiglia Salom – all’interno delle quali sono presenti villa Salom e Colpi – ma anche da quelle dei Corinaldi, dei Barzilai, dei Da Zara e dagli Ortolani; sulle mappe spiccano la chiesa di Sant’Andrea e l’oratorio di San Giacomo di Lion.

 

Albano Faggin

Il Veneto
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