A Venezia arriva la Gesamtkunstwerk
Peter Zumthor e Wim Wenders: un binomio d’autore impeccabile che illumina la 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Al centro della scena, il documentario che il regista tedesco ha dedicato al celebre architetto svizzero, un’opera capace di riportare la magia del 3D in Laguna dopo un lungo periodo di assenza.
Un’esperienza visiva inaugurata, tuttavia, da un piccolo colpo di scena in Sala Grande: a meno di dieci minuti dall’inizio della proiezione, è stato lo stesso Wenders a interrompere la visione. La ragione? Un’inversione di polarità della traccia 3D, un imprevisto tecnico risolto con la solita rigorosa precisione del regista, che ha preteso – e ottenuto – che il pubblico fruisse del film nelle condizioni ottiche ideali. Una volta riavviata, la pellicola ha mantenuto ogni promessa.
Il documentario incarna appieno il concetto di Gesamtkunstwerk – l’opera d’arte totale – arrivando persino a ridefinirne i confini contemporanei. L’azione si sviluppa tra vari spazi, vediamo diversi lavori di questo iconico architetto contemporaneo, dove l’architettura pura e senza tempo di Zumthor si fa materia viva, accogliendo e amplificando il processo creativo del museo a cui l’architetto lavora da anni.
Wenders orchestra una sinfonia di linguaggi espressivi: le figure umane che attraversano la scena, come la ragazza che suona la chitarra, dialogano naturalmente con le opere d’arte esposte. Lo stesso regista si ritaglia un cammeo sottile, posizionandosi di spalle come un semplice spettatore incantato di fronte ai quadri, mentre una breve quanto preziosa apparizione di Werner Herzog arricchisce la narrazione di un ulteriore tocco d’autore.
Il 3D, ben lontano dall’essere un mero orpello spettacolare, si rivela uno strumento narrativo imprescindibile. Con la sua profondità tridimensionale, la stereoscopia impreziosisce ogni inquadratura, rendendo tangibili le texture del cemento, della luce e del suono.
Wenders e Zumthor firmano così un’opera illuminante in cui il cinema non si limita a documentare l’architettura, ma si fa esso stesso spazio, materia e sentimento.
VIDEO : https://www.youtube.com/shorts/5VuUUW9lj8U
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