EventiVenezia

La follia brillante di Martin McDonagh incanta la Laguna con Wild Horse Nine

Se c’è un regista capace di plasmare la comicità nera e il teatro dell’assurdo trasformandoli in pura poesia cinematografica, quello è Martin McDonagh. Con la sua ultima opera, Wild Horse Nine (presentata in concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia), il regista ci propone un nuovo tassello di altissimo livello, regalandoci uno dei titoli più entusiasmanti di questa edizione. Se ci aveva già incantati di recente con Gli spiriti dell’isola, questa volta riesce davvero a travolgerci e a spiazzarci del tutto.

Al centro della vicenda troviamo una coppia d’eccezione: John Malkovich e Sam Rockwell. I due vestono i panni di due agenti della CIA inviati sull’Isola di Pasqua poco prima del colpo di Stato in Cile del 1973. La dinamica tra i due protagonisti è semplicemente straordinaria: si innesca una chimica esplosiva che domina la scena con una naturalezza disarmante. L’intesa tra Malkovich e Rockwell è un meccanismo perfetto, fatto di tempi comici millimetrici, sguardi complici e un costante gioco di specchi e contrasti. C’è tutto: dall’amarezza di un destino inevitabile ai dialoghi assurdi, fino alle esilaranti battute sulle gondole veneziane e sul formaggio, tra luoghi incredibili e capi improbabili.

A sostenere questa prova d’attori memorabile c’è una scrittura impeccabile. I dialoghi sono pazzeschi, affilati come lame e ricchi di un umorismo cinico e surreale che attinge a piene mani dal teatro dell’assurdo in maniera straordinaria. La sceneggiatura gioca costantemente con il paradosso e l’ipocrisia dei suoi personaggi, trascinandoci in una spirale di scambi taglienti ed esilaranti che non concedono mai un attimo di tregua.

Un ruolo chiave in questa giostra grottesca è affidato a Steve Buscemi, che interpreta lo “strano” boss della CIA a capo delle operazioni. Durante la conferenza stampa al Lido, ho avuto l’opportunità di rivolgergli una domanda su come sia stato calarsi nelle vesti di un personaggio così singolare e dalle sfaccettature così eccentriche. La sua risposta, diretta e sentita, sintetizza perfettamente la magia del cinema di McDonagh: Buscemi ha sottolineato come, per un attore, poter affrontare un lavoro e un ruolo di questo tipo rappresenti un autentico e raro regalo. La sua interpretazione, pur con un registro apparentemente più misurato e meno enfatizzato rispetto alle performance debordanti del duo protagonista, aggiunge una sfumatura fondamentale al quadro generale.

A fare da sfondo a questo folle racconto c’è poi il meraviglioso e atipico set dell’Isola di Pasqua. Con i suoi paesaggi sconfinati e la presenza maestosa ed enigmatica dei Moai, l’isola non è soltanto una splendida cornice visiva, ma diventa un vero e proprio personaggio, che enfatizza il senso di isolamento, alienazione e profonda assurdità vissuto dai protagonisti.

Con Wild Horse Nine, Martin McDonagh conferma ancora una volta di essere un maestro indiscusso della commedia amara e del paradosso esistenziale. Un film brillantemente scritto ed eseguito da un cast in stato di grazia, che dimostra come il grande cinema possa farci ridere a crepapelle e, allo stesso tempo, lasciarci un retrogusto di amara riflessione. In questa Mostra di Venezia, la carica irriverente di McDonagh ha piazzato una stoccata da Maestro, di quelle che lasciano il segno e che infiammano fin da subito la corsa verso i premi finali.

Messua Mazzetto

Il Veneto
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.