Venezia 83 inizia con l’inchiostro di Danny Boyle
È con la carica propulsiva e la verve visiva di Ink, l’ultima fatica cinematografica di Danny Boyle, che si alza ufficialmente il sipario sulla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
I riflettori della Laguna si accendono su una storia d’impatto avvincente, legata a doppio filo al mondo del giornalismo e alla nascita del fenomeno mediatico del quotidiano britannico The Sun. Al centro della narrazione troviamo la figura del magnate australiano Rupert Murdoch (interpretato da un eccellente Guy Pearce) che, dopo aver rilevato la testata, sceglie di affidarne la guida strategica ed editoriale a Larry Lamb (uno straordinario Jack O’Connell in forma smagliante). Il compito di Lamb è titanico ma chiaro: resuscitare un giornale in lenta decadenza e trasformarlo in un prodotto sfrontatamente popolare, capace di sfidare il colosso Daily Mirror e conquistare a tutti i costi il favore delle masse.
Il film travalica la semplice ricostruzione d’epoca per farsi riflessione profonda sulla natura stessa della comunicazione di massa, sulle dinamiche aggressive di mercato e sul prezzo morale che si è disposti a pagare pur di conquistare il podio. Ambientato nel 1969, in una società britannica ed europea attraversata da profonde scosse e trasformazioni culturali, Ink mostra come The Sun sia stato capace di intercettare e persino plasmare i desideri inconsci e voyeuristici dei lettori. Attraverso continue provocazioni, titoli urlati e un rilancio costante dell’asticella, il giornale mostra la sua cinica unicità, ridefinendo per sempre i confini del tabloid.
In questo universo rumoroso e marcatamente maschile, brilla la figura femminile di Jules, interpretata da una profonda e determinata Claire Foy. Jules è una giornalista che cerca con tenacia di farsi strada e affermare la propria visione etica e professionale, pur dovendosi scontrare costantemente con un sistema editoriale patriarcale che non sempre le permette di averla vinta.
Danny Boyle conferma ancora una volta la sua eccezionale abilità nel catturare la frenesia del momento: il ritmo della redazione, il ticchettio ritmico delle macchine da scrivere, il rullo delle rotative e la tensione delle scadenze trasudano letteralmente dallo schermo, avvolgendo lo spettatore in un’esperienza quasi sensoriale.
Proprio su questo aspetto ho avuto il piacere di interpellare direttamente il regista in conferenza stampa, chiedendogli come avesse lavorato sulla dimensione sonora per restituire questa carica energetica. Il cinema di Boyle, d’altronde, ha sempre intessuto un legame viscerale con la musica e il sound design: basti pensare all’esplosione travolgente di Jai Ho in The Millionaire (diventato un vero e proprio fenomeno di costume globale tra il 2008 e il 2009, oltre che vincitore dell’Oscar) o alla celebrazione affettuosa del repertorio dei Beatles nel più recente Yesterday.
In conclusione, Ink si rivela un’opera solida, ritmata e visivamente potente, ideale per dare un imprinting energetico e di alto livello a questa edizione del festival. Una prima serata già impreziosita dalla consegna del Leone d’Oro alla carriera a un inossidabile George Clooney, che ha saputo incantare la platea del Lido da autentico e impeccabile mattatore.
Se il buongiorno si vede dal mattino, questa Mostra promette di lasciare il segno: tra la forza graffiante dell’inchiostro di Boyle e l’inconfondibile eleganza delle stelle sul Red Carpet, Venezia 83 ha acceso i suoi motori nel migliore dei modi, pronta a regalarci giorni di puro, grande cinema.
Messua Mazzetto
