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Look Back: la grazia del tratto e la tragedia del quotidiano

Presentato in Concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Look Back segna un altro punto d’arrivo folgorante nella carriera di Hirokazu Kore-eda. Il maestro giapponese adatta il celebre one-shot manga di Tatsuki Fujimoto compiendo un miracolo di rara misura e delicata potenza: trasformare la pagina disegnata in poesia pura, viva e profondamente umana.

La conferenza stampa: tra leggerezza, rigore e l’iconico affetto per i manga

In Sala Conferenze, il clima che si è respirato durante l’incontro con il cast e la regia era straordinariamente piacevole, rigoroso e tranquillo. Sul banco le bravissime attrici: la coppia di giovani protagoniste Natsuki Deguchi e Aju Makita — affiancate dalle giovanissime Furi Nanase e Rokka Okada che ne interpretano i volti bambine — si sono introdotte ai giornalisti presentandosi una ad una con grazia e brillantezza.

Ed è stato proprio durante il confronto diretto con la stampa che si è vissuto uno dei momenti più genuini dell’intera giornata veneziana. Alla domanda che ho rivolto alle ragazze su quali fossero i loro manga del cuore, le attrici più grandi non hanno esitato: una ha citato l’immortale Dragon Ball, l’altra la pietra miliare emotiva Nana. Due opere amate a livello globale e da sempre immensamente apprezzate anche nel nostro Stivale. Le loro risposte, schiette e ricche di passione, hanno immediatamente scatenato applausi e ovazioni spontanee tra i giornalisti presenti in sala. A completare questo quadretto di spontanea dolcezza, la battuta della protagonista più piccola che, con candida trasparenza, ha ammesso di non averne ancora letti abbastanza. Piccoli squarci di vita vera che rispecchiano perfettamente il tono rigoroso ma caloroso dell’intera produzione.

Il film: l’arte del disegno e la tragedia del quotidiano

Look Back racconta la storia di Fujino e Kyōmoto, due ragazzine distanti per carattere ma legate dall’ossessione e dalla passione viscerale per il disegno e per la figura del mangaka. La loro storia inizia fin dalle scuole elementari dove le due, inizialmente senza un confronto diretto, si sfidano a colpi di strisce fumettistiche da quattro vignette (yonkoma). La matita che graffia la carta, il tempo speso curvi sui fogli, le notti insonni e il legame simbiotico che nasce tra chi condivide il medesimo linguaggio creativo: Kore-eda filma la devozione per i manga rendendo il processo artistico una forma d’azione vera e propria. Il regista indugia con delicatezza su molte schiene ordinate e stanche, perché Look Back, alla fine, è proprio questo: uno sguardo rivolto all’indietro, ma anche una devota attenzione per quelle schiene ricurve sull’atto puro della creazione.

La rappresentazione del mondo del fumetto nel film è fenomenale. La narrazione procede con la grazia suspended di una fiaba quotidiana, capace però di accogliere con spietata e naturale verità l’elemento della tragedia. Non c’è mai ricatto emotivo: il dolore irrompe così come irrompe nella vita di tutti i giorni, lasciando chi resta nello spaesamento e nell’elaborazione del ricordo. Delicato e al tempo stesso passionale, il film regala anche una gemma formale: preziosi innesti di animazione e inserti grafici che fondono il live-action con il segno disegnato, dando forma visibile ai pensieri, ai mondi interiori e alle storie delle due protagoniste.

 

Ci sono film che raccontano storie e film che tracciano solchi incancellabili. Con Look Back, Hirokazu Kore-eda e le sue straordinarie giovani interpreti firmano un inno eterno all’amicizia, all’arte e alla memoria. È la dimostrazione suprema che, finché ci sarà qualcuno pronto ad afferrare una matita e a continuare a disegnare, perfino il dolore più devastante troverà la forza di trasformarsi in bellezza. Un’opera destinata a rimanere scolpita nel cuore di Venezia 83 e nella storia del cinema contemporaneo.

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